About me – Torino sono io

Ok! Iniziamo dalle cose essenziali.

Chi sono, cosa ci faccio qui e cosa mi spinge a mettere su un blog su Torino e dintorni.

Partiamo subito dal principio che io alla domanda “chi sono” non ho mai saputo rispondere con dignità nemmeno al citofono.

Che poi uno che deve dire?! Elena Rubino, classe ’88, un metro e sessanta, pubblicitaria, digital marketer, copywriter, dreamer, e tutte le ‘ER’ che vogliamo, che tanto c’ho pure le iniziali, e la buttiamo a caciara!

No, dai, che è ‘sta cafonata?!

Quindi, si fa così: partirei dal “che ci faccio qui”, e poi al “chi sono” ci arriviamo facendo un giro più largo, che tanto quando si fanno i giri larghi si vedono molte più cose.

Musica di sottofondo e via col riassunto delle puntate precedenti!

Sono arrivata a Torino esattamente 4 anni fa, nel marzo 2015, e di questa città non sapevo praticamente niente, se non che desideravo andare alla Holden da quando ero poco più che maggiorenne, ma le finanze non permettevano desideri tanto audaci.

Torino, in realtà, l’avevo vista una sola volta. Una sera gelida nel novembre del 2010. Una di quelle in cui non smetteva di nevicare e allo United Club suonavano i Caspian.

Con un mio vecchio caro amico, partimmo da Milano per andare a sentirli. E lì accadde qualcosa di magico: quella strana sensazione che ogni cosa fosse al proprio posto. Un raro sentimento di appartenenza.

Quello era un periodo di iper-sensibilità verso questo genere di suggestioni: avevo preso un volo Catania-Milano e due ore di macchina sotto la neve per andare ad un concerto post-rock dal costo di 8 euro in un circolo ARCI a Torino. Capite bene quanto quello lì fosse un periodo abbastanza introspettivo, volendo usare un eufemismo.

Ad ogni modo, da quel 2010 poi sono cambiate un sacco di cose. Persino i Caspian non sono più la formazione di allora. Ed io ho fatto un giro larghissimo prima di tornare da queste parti per restarci: la laurea a Catania, la borsa di studio a Valencia, una miriade di case… Ma il mio desiderio di Torino era tanto insistente al punto che quando, nel Marzo 2015, una web agency tirò fuori dal capello una proposta di lavoro a Trofarello (t-r-o-f-a-r-e-l-l-o), io impiegai quattro giorni esatti per fare gli scatoloni e rispedire tutto in Italia.

Al mio arrivo non conoscevo quasi nessuno, se non un gruppo di arbitri che anni e anni prima erano stati miei ospiti in Spagna, anni in cui d’estate mi trasformavo in assistente turistico in Costa Brava.

Grazie a loro, riuscii ad avere un primo appoggio e, come fosse un appuntamento, incontrai Alessandro, quel sant’uomo del mio compagno che mi sopporta dal giorno  ‘uno’ in cui sono arrivata.

In appena una settimana trovai casa – il mio caro vecchio monolocale in Piazza Statuto – e da quel momento, non mi è mai sfiorato il pensiero di lasciare questo posto. Proprio io, che non sono mai riuscita restare troppo a lungo da nessuna parte, nel senso più ampio possibile (incluso il monolocale).

Vivo qui da soli 4 anni eppure per me questa è casa quanto lo è la mia Catania che mi ha visto nascere, crescere e andare via.

Questa è casa quando a dicembre si colora di luci d’artista, quando a febbraio la nebbia avvolge la Gran Madre, quando a Marzo si corre in bici al Valentino, o a luglio al cinema all’aperto al cortile di Palazzo Reale, immersa nel profumo di citronella anti-zanzare, che a dirla tutta un po’ mi piace.

Ed è anche, a pochi chilometri, un bagno al lago di Viverone; un pranzo nelle langhe, il vino buono e le sagre della proloco dei paesini limitrofi, coi vecchi che ballano il liscio e la battuta di fassone con una grattata di tartufo.

Insomma, come direbbe Culicchia, Torino è casa mia. Ed è la casa che ho sempre desiderato.

Ricordo bene la sera di quattro anni fa, quel volo che da Valencia mi portava qui: avevo il cuore aperto e una lettera in borsa, scritta da tre mani diverse, in 3 diverse lingue, e tutte dicevano “buon viaggio e in bocca al lupo”.

Oggi voglio rispondere a loro, alla mamma che da Catania chiede ogni giorno come procede la mia vita da queste parti, a me.

Scrivo anche a chi ancora non conosco; a chi ama questo posto; a chi qui c’è nato e vorrebbe fuggire via. A chi vorrebbe farci un giro per qualche giorno o starci per un po’.

A tutti voi, scriverò di questa ‘piccola città eterna’ perché possiate conoscerla, ritrovarla o solo capirla.

Ma l’altra verità è che volevo uno ‘spazietto per scarabocchiare’ e parlare un po’ allo specchio. Perché forse, in qualche modo, Torino sono io.

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