“To Rome With Love”

Anni fa, quando decisi il nome per questo spazio strizzando l’occhio a quel film (nemmeno troppo riuscito) di Woody Allen, non potevo sapere che, anche stavolta, avrei chiuso il cerchio.

È successo lo scorso marzo ma solo adesso riesco ad avere il tempo – o forse più la voglia – di raccontarlo qui.
È accaduto in fretta. Una decina di giorni al massimo: il cinema ha chiamato e io non ho potuto dire di no.
Così, ho messo tutto nelle scatole e, dopo 6 anni, ho lasciato a mia Torino per trasferirmi a Roma.
L’ho fatto nel bel mezzo dell’ennesimo lockdown, durante i corsi Holden, 6 mesi dopo l’altro trasloco, in un anno complesso per tanti – troppi – versi. Insomma, non era certo la cosa più probabile che potesse capitarmi.

Ma quando è tempo di rivoluzioni lo senti. Dentro hai quello strano rumore viscerale, e puoi ascoltarlo in modo preciso, tipo camera anecoica, mentre fuori sembra tutto immobile, come una fotografia che rischia di sbiadire col passare dei giorni, e dentro quell’immagine ci sei anche tu.

Questo è forse ciò che accade quando le cose si esauriscono. Ci si sente proprio spinti via. Fuori.
Succede con le persone e succede con le città, specialmente quando credi che le seconde non siano poi troppo diverse dalle prime.
Davanti, si aprono nuovi varchi e, così, in un momento brevissimo, quel rumore di viscere si trasforma in nuovi progetti. Oppure, nel mio caso, nei vecchi progetti: quelli che, per fortuna – o più per amore – , non ho mai chiuso in un cassetto.

Un paio di mesi prima, durante una lezione alla Holden, dovevamo fare una sorta di “cover” di un testo: un esercizio nel quale bisognava parlare d’altro mantenendo lo stesso “tono di voce” della traccia originale.
Una collega quella volta mi chiese il permesso di riportare il mio testo su un suo blog di coaching e crescita personale. E, come spesso si fa in questi casi, mi chiese una breve Bio da inserire in fondo all’articolo.
Ma io ero (e sono) troppo in divenire per poter parlare di me in termini così definiti. Così le mandai questa:

Senza accorgermene avevo espresso le mie aspirazioni pubblicamente, una buona volta.
Ironia, il testo che aveva “folgorato” la mia collega, parlava proprio dei desideri e del coraggio che bisogna metterci per realizzarli.
(Quello lo si può leggere qui.)

E quindi Roma.
Città magnifica, imponente, complessa. Città che non puoi contenere nemmeno se chiudi gli occhi e cominci a lavorare di fantasia.
Roma però non sono io. È una vecchia donna saggia che ha un mucchio di cose da mostrarmi.
Di certo, è lei a contenere me.

Stanotte, tornando a casa, camminando nel parchetto del mio complesso, mi sono accorta di essere così felice di essere qui da avere quasi uno strano senso di colpa.
Forse è per questo che ho sentito il bisogno di tornare da queste parti, quasi a voler giustificare la mia partenza.
O forse perché, sebbene non abbia lasciato indietro nessuna questione irrisolta, Torino me la sono portata dietro in modo inevitabile, ed è una storia che non voglio smettere di raccontare.

A presto.
Con amore,

E.