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10 buoni motivi per vivere a Torino

Mi è capitato spesso di parlare della mia Torino a chi non l’ha mai vista ma solo immaginata nella declinazione di qualche cliché tipo: la fiat, la nebbia, il freddo, il torinese che è ancora più freddo, e via discorrendo.

Personalmente, non ho mai avuto questa percezione, neanche prima di vivere qui.

La mia idea su Torino era vagamente avvolta da un velo di mistero: da una parte, sapevo che fosse la città italiana del cinema, della letteratura e di opportunità a prezzi più contenuti; dall’altra, in pochi mi parlavano di lei. Era come se se ne stesse un po’ in disparte, ma lo facesse in una maniera bellissima.

Vivo qui da poco più di 4 anni e ho capito una cosa: come una donna poco eccentrica, nel bel mezzo di una festa sfarzosa, Torino è la più bella, ma può succedere che nessuno la noti.

Come mi disse una volta il mio saggio parrucchiere, di cui accennato nel post precedente: “Torino non è per tutti”. Ed è così.

Ad ogni modo, credo di aver accumulato delle valide ragioni oggettive per cui vale la pena di conoscerla o, perché no, viverci a tempo indeterminato.

1. Cinema, arte e musica.

Con le Olimpiadi del 2006, pare che questa città abbia deciso di indossare l’abito giusto e farsi bella per la festa. Da quel giorno, come fosse Cenerentola, si è cominciato a parlare di lei.

Come con la storia della scarpetta di cristallo, la festa ha lasciato dietro di sé un bel po’ di migliorie che l’hanno trasformata nella Torino che conosciamo oggi: dalla pedonalizzazione di molte piazze principali, alla costruzione di nuovi spazi dove poter ospitare eventi, alla super-tecnologica metropolitana.

Tutto questo l’ha resa sempre più appetibile ad ospitare eventi di ogni sorta: concerti con ospiti del calibro di Thom Yorke, Morricone, Aphex Twin… Fino a piccoli e grandi festival del cinema o mostre firmate Mirò, Matisse o Monet.

2. Posizione strategica.

Quando sono arrivata da queste parti, poco tempo dopo, mi son trovata a salire in macchina e, dopo un paio d’ore, essere in Francia a mangiare cozze alla provenzale in riva al mare.

Per una isolana-isolata dal resto dell’Italia come me, questa roba è fantascienza.

Da Torino, nel raggio di pochi chilometri, si arriva ovunque: in costa azzurra a tentare di far riaffiorare frasi di senso compito in francese, in collina nelle Langhe o nel Monferrato a bere dell’ottimo Barbaresco, nelle coste liguri che “belìn, quanta gente!”. Oppure al lago, in montagna o in un incantevole villaggio della Val D’Aosta. O, ancora, in deliziosi borghi medievali a un passo dalla città.

Da qui, ti senti connesso a qualsiasi luogo che, il più delle volte, potrai raggiungere anche senza la necessità di salire in macchina, ma con mezzi alternativi. Roba da privilegiati.

3. Tradizione enogastronomica.

Questa cosa che il cibo del sud è un’altra cosa, io la rivedrei un secondo.

Che sia una cosa diversa, è ovvio: lo è di regione in regione. Ma che non si dica in senso dispregiativo: aspetta a finire da queste parti e ne riparliamo.

Appena trasferita a Torino ho scoperto un mondo di tradizione e attenzione enogastronomica di cui non avevo idea. Infatti per averla più chiara ho preso (e poi, per fortuna, perso) circa 10 chili.

Torino – e in generale il Piemonte – non è solo patria della fassona, delle nocciole, del cioccolato, del vino e del tartufo ma della cura maniacale verso piatti tradizionali di ogni genere: vitello tonnato, agnolotti, arrosti, brasati, o salumi tipici, come la lingua in salsa verde, per non dire dei dolci.

Non saprei davvero da dove cominciare, ma proverò nel tempo a riempire la categoria mangiare e bere a Torino per farvi avere un’idea.

Volendo essere un po’ iperbolici, direi che dalla Piola allo stellato, da queste parti, sbagli solo se finisci al McDonald’s.

4. Razionalità urbanistica.

Come i Torinesi tendono ad placare i loro animi mantenendo garbo e razionalità, anche dal punto di vista urbanistico, la città, segue questo tipo di andamento: Torino è quadrata. Non ti perdi nemmeno se hai 4 anni. Se hai sbagliato strada, giri tre volte a destra e sei al punto di partenza.

La metropolitana, allo stato attuale, copre delle zone strategiche e i tram e gli autobus fanno egregiamente tutto il resto.

In centro storico non è grandissimo ed è facile girarlo in lungo e in largo.

In città sono presenti molti piccoli e grandi spazi verdi: non si sente il bisogno di fare strada per staccare dal caos.

Inoltre, non è eccessivamente caotica: se usi l’auto non diventerai matto ma, in ogni caso, se vivi e lavori in città, potrai anche farne a meno.

5. Opportunità lavorative.

Dai tempi della Fiat, quelli in cui famiglie intere hanno migrato da queste parti per lavoro, sono ovviamente cambiate molte cose. Torino non ha vissuto moti così importanti come quelli degli anni ’50 e ’60 del novecento. Però, negli anni, la città si è aperta a molti business, ospitando sedi di multinazionali e vedendo nascere e crescere marchi ed eccellenze oggi note in tutto il mondo.

Negli ultimi anni, inoltre, le startup sono affamate e pronte a dare e farsi spazio.

Certo, dal punto di vista delle opportunità, Torino non è Milano. Gli stipendi in medi continuano a girare intorno ai 1500 euro netti al mese, ma se si hanno ambizioni, qui puoi vederle realizzate.

Io lavoro nella pubblicità e, per quanto mi riguarda, non ci si può di certo lamentare: ci sono più agenzie di comunicazione che chiese, (per fortuna).

6. Torinese falso e cortese (?).

“Torinese falso e cortese”. Cosa significa? Significa che se andando di corsa gli urti una spalla, il torinese non ti urlerà dietro le cose peggiori su tua madre ma al massimo si limiterà a pensarle, mantenendo un certo garbo.

Non so voi, ma io non credo sia qualcosa di negativo. Sarà che, sinceramente, non amo sillogismi del tipo: siccome sono sincero, ti dirò tutto quello che penso di te e siccome sono aperto, lo farò anche se di te non so effettivamente nulla. 

Il Torinese molto difficilmente ti dirà che ti odia o che ti ama, al massimo proverà a fartelo capire in modi estremamente sottili.

C’è da imparare.

7. Costi su vitto, alloggio, spostamenti ed intrattenimenti.

Ho abitato in pieno centro, in Piazza Vittorio Veneto, al 4 piano, in un appartamento ristrutturato di 50 m2 con caminetto funzionante e deliziose travi a vista: 550 euro, spese incluse. Come questo, ne potrete trovare parecchi.

Se ti sposti dal centro, allo stesso prezzo, puoi avere più o meno il doppio dei metri quadri e, se ci aggiungi qualcosina, pure un terrazzo con vista.

A mangiare ce n’è per ogni tasca: spesso si trovano delle ottime formule pausa pranzo senza rinunciare alla qualità. A cena, in un ristorante, in media, tra antipasto, piatto principale e dessert, si arriva a 25 euro.

L’abbonamento ai mezzi ha costi variabili in base alla fascia d’età. Il più costoso è di circa 300 euro l’anno e puoi prendere qualsiasi mezzo, quante volte vuoi. Poi esistono anche formule mensili, a seconda delle necessità.

La tessera musei costa meno di 50 euro l’anno, con sconti under 30 e promozioni temporanee. La tessera è un passe-partout utilizzabile in musei e mostre, sia permanenti che temporanee.

Insomma, con uno stipendio medio si vive bene e se sei uno studente, non è economicamente avvilente, come succede in altre grandi città.

8. Università, corsi e Master.

Torino ospita i poli accademici fra i più prestigiosi a livello nazionale e internazionale: l’Università degli Studi ha 600 anni di storia e conta circa 70.000 studenti. Il Politecnico di Torino è il più noto e mantiene un ottimo ranking internazionale.

Torino nel 2008 è stata World Design Capital e istituiti come lo IAAD e IED testimoniano le eccellenze nei settori come: comunicazione, grafica e design. E non parliamo della tradizione cittadina legata all’automotive.

Frequentando i corsi dell’Accademia Albertina e del Conservatorio Giuseppe Verdi si può raggiungere il più elevato livello nell’ambito dell’istruzione nel campo musicale e delle arti figurative.

Torino ospita anche sedi di ESCP Europe, la più antica business school del mondo.

Inoltre, a Pollenzo, immersa tra le colline delle Langhe, c’è anche l’Università del Gusto di Slow Food.

Numerosi sono, inoltre, i corsi di scrittura: dalla nota scuola Holden di Alessandro Baricco, ai corsi brevi di scrittura per il cinema tenuti da realtà come Distretto Cinema e patrocinati da Torino Film Commission.

Sono davvero innumerevoli le opportunità di formazione offerte dalla Città di Torino. Senza contare la quantità di workshop anche gratuiti. Dando un’occhiata su Eventbrite ci si può fare un’idea.

9. Torino-Milano in meno di un’ora.

Come già ammesso in precedenza, sotto l’aspetto delle opportunità – soprattutto lavorative – Milano è Milano. E quando si tratta di fare il salto di qualità, molte volte, si voglia o no, tocca passare da lì.

Io che lavoro nella comunicazione, sono consapevole che su Milano avrei possibilità di ogni tipo.

Che tu sia un Senior o un apprendista, probabilmente lì potrai trovare sempre terreno fertile per una crescita certa.

Ma se come me non vuoi rinunciare all’idea di abitare qui, da Torino Porta Susa sarai a Milano Centrale in soli 40 minuti di Frecciarossa. Praticamente, a pensarci un attimo, è pure meno che attraversare Roma da un capo all’altro la mattina alle 9.

A me capita spesso di dover andare a Milano per lavoro e non ho il tempo di accendere il pc e leggere un paio di mail che sono già negli uffici di Google, ad Isola, a discutere di creatività, obiettivi e budget.

10. Il pieno di bellezza.

La sua regalità, la sua storia, il suo essere – davvero – underground, la rende bella in modo non del tutto accessibile. Il suo segreto non è viene mai completamente svelato e, pertanto, mai svilito.

Attraversandola, si hanno una miriade di suggestioni e ispirazioni: se bisogna a scegliere una città dove scrivere un romanzo o un disco, questo, probabilmente, è il luogo ideale.

La sua stagione è l’autunno. Quando l’aria si rinfresca, volano via le prime foglie, si accendono i primi funghi nei dehors e tutto è nuovamente pronto a ricominciare.

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